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I Darvaza Wave sono un gruppo emergente electropop synthwave di Trento. Gli appassionati del genere li conosceranno per le loro atmosfere dark elettroniche e per le struggenti storie che raccontano attraverso le loro canzoni. L’esempio più eclatante è “Sleep like my soul” una canzone dal testo ispirato alla poetica di David Bowie, e il cui videoclip, realizzato dall’artista visuale Jack Malombra, esplora la connessione tra la solitudine e il vuoto dello spazio. La canzone racconta di un astronauta che si rende conto di essere appena naufragato nello spazio e, riuscendo ancora a comunicare con la stazione di controllo, chiede di sentire una canzone che gli ricordi dei momenti vissuti sulla terra.

Il video è stato realizzato grazie alla partecipazione di fan che si sono filmati davanti ad uno sfondo bianco, poi proiettati dalle visual di Malombra nello spazio. Non è la prima volta che i Darvaza Wave fanno entrare i propri fan in una loro creazione.

Questo approccio alla promozione musicale ci ha colpiti e abbiamo deciso di parlarne con Luca, la voce dei Darvaza Wave, che ci parlerà di come “Sleep like my soul” sia stato solo l’ultima di una serie di iniziative a respiro internazionale in grado di sfruttare internet per la creazione di una community.

Ciao Luca, ci potresti parlare della realizzazione del videoclip di “Sleep like my soul”? Come è nato questo progetto? Come avete coinvolto i vostri fan?

Ciao, intanto grazie per la possibilità di essere qui a raccontarvi un po’ di noi. Come hai introdotto tu, il singolo “Sleep like my soul” è la storia di un astronauta che, naufrago nello spazio e in balia di un destino ormai segnato, chiede al controllo a Terra un’ultima canzone da poter ballare fluttuando senza gravità, prima della fine, mentre la sua testa va alla sua vita passata, alla felicità, all’amore. La sua storia è raccontata in prima persona, perché in fondo rappresenta tutti noi. Quante volte ci sentiamo come l’astronauta, persi in balia degli eventi? Quante volte vorremmo ri-ballare in un passato che non possiamo più avere, voler vivere una forte emozione momentanea, come una forte passione di una notte, per sentirci vivi? È la storia dei momenti bui della nostra esistenza, della solitudine, della distanza, del tempo che avanza inesorabile, delle decisioni intraprese e della sorte che talvolta è favorevole, talvolta lo è meno. Il video è stato sviluppato proprio su questa falsariga. Avevamo bisogno di rappresentare l’evasione dalla vita quotidiana di persone che “sognano ad occhi aperti”, ritrovandosi nello spazio, a ballare in una dimensione onirica fatta di luci strobo e psichedelia. E dovevamo farlo in maniera semplice, dato che il distanziamento sociale delle restrizioni dell’inverno 2020-21 ce lo imponeva. Da tutti questi elementi è nata l’idea di coinvolgere alcuni attori e fan, che, in casa propria, si sono filmati o fatti filmare in situazioni di noia e routine quotidiana, e in seguito a ballare il nostro pezzo sulle note del ritornello. L’elemento dello spazio e della psichedelia viene dal visual artist milanese Francesco Musicco, in arte Jack Malombra. L’avevamo conosciuto e contattato su Instagram, dove avevamo avuto modo di apprezzarne i lavori svolti con altre band. Il suo stile si prestava perfettamente a quello che cercavamo. Il suo montaggio e gli effetti applicati sono stati perfetti, in una sincro eccezionale con la ritmica del brano, e ci ha anche dato una mano nella stesura del soggetto e nel coinvolgimento di alcuni interpreti, come l’attrice teatrale milanese Elena Inserra.

La quarantena ha colpito duramente il mondo della musica, cos’è successo ai gruppi emergenti? Vi mancano molto i concerti?

Credo che la quarantena abbia colpito tutti sotto vari punti di vista, economico e psicologico in primis. Purtroppo, gli effetti di questa fase si vedranno per anni in tutti noi. Il mondo della musica, e dell’arte in generale, ne è stato particolarmente colpito. Secondo me, la cosa più importante per i gruppi emergenti è quella di non mollare e continuare a crederci, anche se so che non è affatto facile. A quanto ho potuto intuire qualcuno ce la sta facendo, crescendo dal punto di vista artistico personale, qualcuno invece, purtroppo, si è un po’ fermato e adagiato. I live ci mancano da morire: una delle ultime esperienze è stato un tour a Copenhagen… Ti puoi solo immaginare con quanta nostalgia pensiamo a quella situazione! Credo che quando questa storia finirà, o almeno si attenuerà un po’, ci potrebbe essere un exploit, magari il valore della musica live tornerà ad essere un po’ più apprezzato: ecco questo per provare a essere ottimisti e cercare qualche lato positivo, seppur minimo, in una situazione orrenda!

Darvaza Wave

“Sleep like my soul” non è il primo video in cui coinvolgete i fan. Bastion è il vostro video precedente in cui raccontate la quarantena nel mondo. Com’è nato il progetto? Come l’avete realizzato? Com’è stato fare musica in questa nuova situazione?

Hai detto bene, “Bastion” è forse uno dei progetti di cui siamo più orgogliosi. La canzone è uscita il 17 aprile 2020, in piena emergenza Covid e in piena quarantena. Il titolo e l’idea del brano derivano dal “Frederik’s Bastion”, uno storico edificio di Copenhagen-Christiania dove a settembre abbiamo fatto un bellissimo live. Nelle nostre teste il paragone è stato naturale e immediato: abbiamo pensato subito e con nostalgia a quel luogo che ormai sembrava sia chilometricamente che temporalmente e psicologicamente così lontano. Da una parte, la bellezza nordica di Copenhagen, il fascino, il divertimento e la socialità del nostro live al Bastion. Dall’altra: la quarantena, in cui tutti eravamo così lontani, che fossimo in due parti opposte del pianeta che nella stessa città, vicini di casa. Ed era lo stesso ovunque. Da qui l’idea di chiedere ai vari amici che abbiamo nel mondo di mandarci un breve video a testa, in modo da rappresentare la loro condizione, le loro sensazioni, la loro solitudine. Ne è nato il “fan video” che è disponibile dal 1 giugno su Facebook, e ora anche su YouTube. Siamo molto contenti perché stiamo avendo parecchio riscontro, spesso anche ricondivisioni, e talvolta ha anche generato commenti positivi e dibattito: ci fa piacere sapere che il messaggio sia stato apprezzato ovunque, e vedere che si può essere molto lontani, ma vicini allo stesso tempo. Come ha detto uno dei ragazzi che ci hanno inviato il loro video: “alone and united”. Simbolicamente tutti insieme dentro al Bastion (presente in un cameo finale), dove è rimasto il nostro cuore.

In generale, abbiamo affrontato il problema della quarantena pensando che, in mancanza dei concerti, l’unico modo per sopravvivere fosse quello di lavorare su noi stessi, crescendo sia nello sviluppo dei nostri prodotti che nell’aggiornamento del nostro metodo di lavoro. Fortunatamente la lontananza del nostro chitarrista Saverio, che sta studiando a Helsinki, ci aveva già imposto il lavorare a distanza, e quindi ci siamo fatti trovare pronti: abbiamo continuato a lavorare, scambiarci idee e registrare, ognuno a casa propria, per poi passare tutto al nostro batterista Riccardelli, il mago dei Darvaza Wave, per il mixing e mastering. Inoltre, dal punto di vista social e dell’immagine siamo cresciuti tantissimo, partecipando anche a webinar per un aggiornamento personale nell’ambito.

Prima della quarantena avevate già sperimentato la collaborazione con il territorio grazie ad un progetto di crowdfunding che vi ha permesso di realizzare un video molto emozionante “Life is unfair” con cui avete coinvolto sia i vostri fan che le realtà del territorio. Puoi raccontarci di questa esperienza? Com’è stata accolta?

Il video di “Life is Unfair” è stata una delle esperienze artisticamente più belle ed eclettiche mai fatte. Io faccio parte di una compagnia di cinema indipendente, che fa a capo all’agenzia locale di video-making Envyda di Leonardo Fabbri (regista del video). Il video di “Life is Unfair” è stato un vero e proprio percorso di produzione cinematografico: scrittura del soggetto e della sceneggiatura, casting per trovare gli attori, ricerca delle location, piano di produzione, giornate sulla scena, montaggio, organizzazione della premiere… Ne è nato un videoclip molto emozionante e commovente, di 5 storie di vita ingiusta che si intrecciano tra loro, quasi un cortometraggio. Il brano si prestava particolarmente dato lo stile struggente e la durata del pezzo, ma il risultato è stato quasi oltre le aspettative iniziali. È stato interessante perché abbiamo coinvolto realtà locali (come Cantine Martinelli o Osteria Mal’Ombra per girare le scene, Bookique per casting, Smartlab per premiere, …) e attori emergenti della zona (la cui bravura ci ha lasciati di stucco, ci sono veramente persone che hanno un talento infinito). Inoltre, il progetto è stato parzialmente finanziato da una campagna di crowdfunding, tramite il portale “Produzioni dal Basso”: abbiamo utilizzato un sistema “a pacchetti” tramite il quale ad ogni somma donata corrispondeva un premio, dai gadget (come maglietta, cd, adesivi) alla dedica personale di una canzone. È stato particolarmente interessante applicare questa cosa sul nostro territorio, che secondo noi ha grandi potenzialità che però a volte restano un po’ sopite, in sordina: credo che un approccio del genere si presterebbe benissimo anche alla vostra realtà, per come la conosco.

Avete altri progetti per il futuro? 

Certo. Come forse avrai capito, il nostro approccio, da un anno a questa parte, è quello di uscire tramite singoli che poi, quando saranno abbastanza, raccoglieremo in un album od EP. Usciremo a breve con il prossimo singolo, “The World (of the Elder Things)”, una storia, ispirata da un romanzo, di superamento delle proprie paure e limitazioni, dei propri mostri. Possiamo dirti che è probabile che questa uscita e ciò che ne conseguirà vedrà sia il ritorno di vecchie che il nascere di nuove collaborazioni.

se vuoi conoscere i Darvaza Wave e il sound che li ispira ecco una playlist Spotify

 

Anche a Udine la musica non si è fermata e si è reinventata in modo sorprendente. Volete raccontarci la vostra storia? Raccontacelo nel form!